La sindrome da esaurimento professionale, nota anche con l’anglicismo sindrome da burnout (o più semplicemente burnout), è l’esito patologico di un processo stressogeno che interessa, in varia misura, diversi operatori e professionisti che sono impegnati quotidianamente e ripetutamente in attività che implicano relazioni interpersonali.
Maslach e Leiter (2000) hanno perfezionato le componenti della sindrome attraverso tre dimensioni:
- deterioramento dell’impegno nei confronti del lavoro;
- deterioramento delle emozioni originariamente associate al lavoro;
- un problema di adattamento tra la persona ed il lavoro, a causa delle eccessive richieste di quest’ultimo.
In tal senso il burnout diventa una sindrome da stress non più esclusiva delle professioni d’aiuto, ma probabile in qualsiasi organizzazione di lavoro.
William Powell ha dimostrato la correlazione tra burnout ed alienazione negli assistenti sociali.

La “sindrome del burnout” è un tipo specifico di disagio psicofisico connesso al lavoro che interessa, in varia misura, diversi operatori e professionisti che sono impegnati quotidianamente e ripetutamente in attività che implicano le relazioni interpersonali. Tale problema è stato descritto inizialmente da H. Freudenberger e da C. Maslach che portarono avanti le prime osservazioni sul fenomeno dopo che nel 1970 avevano notato i sintomi caratteristici su alcuni operatori in un reparto di igiene mentale.
Come sottolineano i risultati di alcune osservazioni sull’incidenza del fenomeno su mestieri differenti, “il burnout” colpisce in misura prevalente coloro che svolgono le cosiddette professioni d’aiuto o “helping professions” ma anche coloro che, pur avendo obiettivi lavorativi diversi dall’assistenza, entrano continuamente in contatto con persone che vivono stati di disagio o sofferenza.
Il problema è stato riscontrato in modo predominante in coloro che operano in ambiti sociali sociosanitari e sanitari o della salute come medici, psicologi, assistenti sociali, pedagogisti, counselors, esperti di orientamento al lavoro, fisioterapisti, operatori dell’assistenza sociale e sanitaria, infermieri, educatori sanitari e socio-pedagogici, agenti delle forze dell’ordine e operatori del volontariato.
A partire dai primi anni in cui il fenomeno è stato studiato, esso è stato riscontrato anche in tutti quei mestieri legati alla gestione quotidiana dei problemi delle persone in difficoltà, a partire dai poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, fino ai consulenti fiscali, avvocati, nonché in quei tipi di professioni educative (per es. insegnanti) che generano un contatto, spesso con un coinvolgimento emotivo profondo, con i disagi degli utenti con cui lavorano e di cui guidano la crescita personale.
Ne consegue che, se non opportunamente trattati, questi soggetti cominciano a sviluppare un lento processo di “logoramento” o “decadenza” psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacità per sostenere e scaricare lo stress accumulato (il termine burnout in inglese significa proprio “bruciarsi”). In tali condizioni può anche succedere che queste persone si facciano un carico eccessivo dei problemi delle persone di cui si prendono cura, non riuscendo così più a discernere tra la propria vita e la loro.
Il burnout comporta esaurimento emotivo, depersonalizzazione, un atteggiamento spesso improntato al cinismo e un sentimento di ridotta realizzazione personale. Il soggetto tende a sfuggire l’ambiente lavorativo assentandosi sempre più spesso e lavorando con entusiasmo ed interesse sempre minori, a provare frustrazione e insoddisfazione, nonché una ridotta empatia nei confronti delle persone delle quali dovrebbe occuparsi.
Il burnout si accompagna spesso ad un deterioramento del benessere fisico, a sintomi psicosomatici come l’insonnia e psicologici come la depressione. I disagi si avvertono dapprima nel campo professionale, ma poi vengono con facilità trasportati sul piano personale.
Per misurare il burnout ci sono diverse scale ma è da ricordare la scala di Maslach: un questionario di 22 domande atte a stabilire se nell’individuo sono attive dinamiche psicofisiche che rientrano nel burnout. A ogni domanda il soggetto interessato deve rispondere inserendo un valore da 0 a 6 per indicare intensità e frequenza con cui si verificano le sensazioni descritte nella domanda stessa.

Punteggi e domande del MBI
- 0 = MAI
- 1 = QUALCHE VOLTA ALL’ANNO
- 2 = UNA VOLTA AL MESE O MENO
- 3 = QUALCHE VOLTA AL MESE
- 4 = UNA VOLTA ALLA SETTIMANA
- 5 = QUALCHE VOLTA ALLA SETTIMANA
- 6 = OGNI GIORNO
1. Mi sento emotivamente sfinito dal mio lavoro.
2. Mi sento sfinito alla fine della giornata.
3. Mi sento stanco quando mi alzo alla mattina e devo affrontare un’altra giornata di lavoro.
4. Posso capire facilmente come la pensano i miei pazienti.
5. Mi pare di trattare alcuni pazienti come se fossero degli oggetti.
6. Mi pare che lavorare tutto il giorno con la gente mi pesi.
7. Affronto efficacemente i problemi dei pazienti.
8. Mi sento esaurito dal mio lavoro.
9. Credo di influenzare positivamente la vita di altre persone attraverso il mio lavoro.
10. Da quando ho cominciato a lavorare qui sono diventato più insensibile con la gente.
11. Ho paura che questo lavoro mi possa indurire emotivamente.
12. Mi sento pieno di energie.
13. Sono frustrato dal mio lavoro.
14. Credo di lavorare troppo duramente.
15. Non mi importa veramente di ciò che succede ad alcuni pazienti.
16. Lavorare direttamente a contatto con la gente mi crea troppa tensione.
17. Riesco facilmente a rendere i pazienti rilassati e a proprio agio.
18. Mi sento rallegrato dopo aver lavorato con i pazienti.
19. Ho realizzato molte cose di valore nel mio lavoro.
20. Sento di non farcela più.
21. Nel mio lavoro affronto i problemi emotivi con calma.
22. Ho l’impressione che i pazienti diano la colpa a me per i loro problemi.
La prevalenza della sindrome nelle varie professioni non è ancora stata chiaramente definita, ma sembra essere piuttosto elevata tra operatori sanitari quali medici e infermieri (ad esempio, secondo un recente studio olandese in Psychological Reports, non meno del 40% dei medici di base andrebbe incontro ad elevati livelli di burnout), insegnanti e poliziotti.
Fasi del burnout
In qualsiasi organizzazione di lavoro, la sindrome si manifesta generalmente seguendo quattro fasi.
- La prima, preparatoria, è quella dell’”entusiasmo idealistico” che spinge il soggetto a scegliere un lavoro con un complesso coinvolgimento delle emozioni.
- Nella seconda (“stagnazione”) il soggetto, sottoposto a carichi di lavoro e di stress eccessivi, inizia a rendersi conto di come le sue aspettative non coincidano con la realtà lavorativa. L’entusiasmo, l’interesse ed il senso di gratificazione legati alla professione iniziano a diminuire.
- Nella terza fase (“frustrazione”) il soggetto affetto da burnout avverte sentimenti di inutilità, di inadeguatezza, di insoddisfazione, uniti alla percezione di essere sfruttato, oberato di lavoro e poco apprezzato; spesso tende a mettere in atto comportamenti di fuga dall’ambiente lavorativo, ed eventualmente atteggiamenti aggressivi verso gli altri o verso se stesso.
- Nel corso della quarta fase (“apatia”) l’interesse e la passione per il proprio lavoro si spengono completamente e all’empatia subentra l’indifferenza, fino ad una vera e propria “morte professionale”.

Cause
Le cause più frequenti di burnout sono:
- sovraccarico di lavoro: il disadattamento è presente quando la persona percepisce un carico di lavoro eccessivo (le richieste lavorative sono così elevate da esaurire le energie individuali al punto da non rendere possibile il recupero), quando, anche in presenza di un carico ragionevole, il tipo di lavoro non è adatto alla persona (si percepisce di non avere le abilità per svolgere una certa attività) e quando il carico emotivo del lavoro è troppo elevato (il lavoro scatena una serie di emozioni che sono in contraddizione con i sentimenti della persona).
- senso di impotenza: il soggetto non ritiene che ciò che fa o vuole fare riesca ad influire sull’esito di un determinato evento.
- mancanza di controllo: il disadattamento si verifica quando l’individuo percepisce di avere insufficiente controllo sulle risorse necessarie per svolgere il proprio lavoro oppure quando non ha sufficiente autorità per attuare l’attività nella maniera che ritiene più efficace.
- riconoscimento: si ha disadattamento quando si percepisce di ricevere un riconoscimento inadeguato per il lavoro svolto.
- senso di comunità: è presente disadattamento quando crolla il senso di appartenenza comunitario all’ambiente di lavoro, ovvero quando si percepisce che manca il sostegno, la fiducia reciproca ed il rispetto e le relazioni vengono vissute in modo distaccato ed impersonale.
- assenza di equità: si ha disadattamento quando non viene percepita l’equità nell’ambiente di lavoro in ambiti quali, ad esempio, l’assegnazione dei carichi di lavoro e della retribuzione o l’attribuzione di promozioni e avanzamenti di carriera.
- valori contrastanti: il disadattamento nasce quando si vive un conflitto di valori all’interno del contesto di lavoro e cioè quando la persona non condivide i valori che l’organizzazione trasmette oppure quando i valori non trovano corrispondenza, a livello organizzativo, nelle scelte operate e nella condotta.
- facile identificazione, del personale con la malattia.
Yves Clot fornisce un’ulteriore analisi:
| «A coloro che accettano di darsi senza misura, troppo spesso nell’anonimato sociale e a loro rischio e pericolo, si centellina appena un po’ di riconoscimento, si nega la competenza e si contesta l’iniziativa quando questa scuote il potere. Non finiremo mai di sostenere che quando il lavoro finisce per essere rifiutato da chi lo fa, significa che è divenuto “rivoltante”, come ha ben mostrato, tra altri, Pialoux nel caso della modernizzazione dei reparti di finitura delle fabbriche Peugeot di Sochaux (Pialoux, 1996). Non offre più la possibilità di far valere, nei compiti che propone, tutte le attese che ciascuno porta in sé e che, come dimostra la ricerca citata, per di più sono spesso i resti delle politiche manageriali prese alla lettera dai salariati. Il lavoro perde senso — quando lo perde — non a causa della concorrenza che gli farebbero oramai, sul terreno dei valori, le attività extralavorative, ma per una ragione completamente opposta: quando non permette più la realizzazione degli stimoli vitali e dei valori che il soggetto trae da tutti gli ambiti di vita nei quali è implicata la sua esistenza, compreso il lavoro.» |
| (Yves Clot, La funzione psicologica del lavoro) |
L’esperienza nelle fabbriche Peugeot di Sochaux è descritta nel saggio Retour sur la condition ouvrière (“Ritorno sulla condizione operaia”).
Conseguenze
A livello individuale
- Atteggiamenti negativi verso i clienti/utenti
- Atteggiamenti negativi verso se stessi
- Atteggiamenti negativi verso il lavoro
- Atteggiamenti negativi verso la vita
- Calo della soddisfazione lavorativa
- Calo dell’impegno verso l’organizzazione
- Riduzione della qualità della vita personale
- Peggioramento dello stato di salute
A livello organizzativo
- Aumento dell’assenteismo
- Aumento del ricambio di personale
- Calo della performance
- Calo della qualità del servizio
- Calo della soddisfazione lavorativa

Diagnosi
Come viene stabilita la diagnosi di burnout?
La diagnosi del burnout è stabilita da un professionista competente in materia (medico del lavoro, psichiatra, psicologo ecc.) quando il soggetto manifesta i sintomi fisici, psicologici e comportamentali tipici della sindrome.
Come affrontare il Burnout?
In caso di presenza di sintomi da Burnout, risulta molto importante fermarsi e richiedere un aiuto specialistico ad uno Psicologo Psicoterapeuta. Un percorso psicoterapeutico individuale può, infatti, essere utile per acquisire maggiore consapevolezza del problema, comprendere la relazione esistente tra il proprio comportamento, il proprio vissuto e il contesto di vita lavorativo, migliorare la propria capacità di gestire lo stress e favorire il benessere psicologico.
Per comprendere l’entità della patologia e stabilire un adeguato piano di intervento, vengono intrapresi dei colloqui, per raccogliere informazioni relative al livello di compromissione delle funzioni generali ed alle caratteristiche con cui si manifesta il burnout (da quanto tempo e con quale intensità). Questa valutazione ha, inoltre, l’obiettivo di trovare i collegamenti tra il disagio sperimentato dal paziente ed i fattori che scatenano o contribuiscono a mantenere la sindrome del burnout.
Prevenzione
Come prevenire il Burnout
- Rispettare le proprie esigenze (sonno, cibo, attività fisica ecc.) e risposare a sufficienza nei momenti di recupero dopo il lavoro: l’importante è ritagliarsi del tempo per fare ciò piace;
- Fissare obiettivi ragionevoli, senza pretendere troppo da sé stessi;
- Quando la mole di lavoro sembra davvero eccessiva, definire le priorità con il vostro superiore oppure, se è possibile, delegare ad altri alcune delle mansioni da portare a termine;
- Evitare i conflitti con i colleghi ed adottare un atteggiamento proattivo;
- Condurre uno stile di vita sano (sport, dieta ecc.) per una maggiore resilienza nel fronteggiare qualsiasi tipo di esperienza stressante.

Complementare alla terapia medica può essere proposto al paziente l’uso di dispositivi basati sulla tecnica della BioRisonanza endogena attraverso un sistema a biofeedback informazionale ed energetico che mira a restituire l’equilibrio psicofisico, emozionale, biochimico ed energetico alla persona, che sono in grado di agire su diversi disturbi tra cui lo stress, l’insonnia e i disturbi del sonno, cefalee, stanchezza, ansia e indebolimento del sistema immunitario. Il BRS System è un sistema a biofeedback che mira alla stimolazione dei meccanismi di auto-regolazione attraverso la modulazione della frequenza del segnale di biorisonanza che può essere scelta da database specifici.
TRATTAMENTO OLISTICO PER IL BURNOUT

Esiste un’ampia gamma di terapie specializzate, come il training di consapevolezza, mindfullness, yoga, programmi sportivi completano il concetto di trattamento olistico. Durante la terapia si analizzano i fattori di stress personali e a base di quest’analisi si aiuta il paziente a sviluppare proprie strategie per una efficace riduzione dei sintomi e prevenzione per il futuro.

Integratori alimentari per il benessere psicofisico
Anche l’assunzione di integratori alimentari per supportare il benessere psicofisico può rivelarsi una scelta vincente. È risaputo infatti che le vitamine supportano la salute mentale e stimolano l’umore.
Alcuni integratori alimentari possono essere un valido sostegno in caso di stati di tensione, agitazione ed instabilità emotiva.
Possono avere un effetto calmante e rilassante per il sistema nervoso, aiutando a regolare il sonno e l’umore.
Naturalmente, sia gli integratori alimentari che altri rimedi naturali non possono da soli risolvere il burnout ma, combinati con altri trattamenti suggeriti dal medico, possono essere un valido alleato per mantenere il fisiologico benessere psicofisico della persona.

Medicina dei bassi dosaggi
Altrettanto vale per la Medicina dei bassi dosaggi: rivolgendosi ad un medico esperto, si potranno gestire alcuni disturbi fastidiosi, come lo stress eccessivo, le rigidità muscolari, il mal di testa, l’insonnia, l’ansia, l’abbassamento del tono dell’umore, la scarsa lucidità, la stanchezza, i dolori a livello gastrointestinale.
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